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L’
accattonaggio
Un’altra
tipologia di reato legata allo sfruttamento dei minori è
quella dell’accattonaggio. Nuovi strumenti per combattere il
fenomeno sono quelli previsti dalla legge
228/2003 “Misure contro la tratta di persone”.
La
maggior parte dei bambini coinvolti nell’accattonaggio
appartiene a comunità nomadi Rom di origine slava, per lo
più stanziali in Italia.
Accanto a questi si registra, soprattutto al Nord, l’impiego
di bimbi marocchini, romeni e albanesi. A differenza dei
Rom, i minori di etnia albanese e rumena vengono affidati
dalle proprie famiglie ad organizzazioni criminali, per lo
più di origine balcanica, che si occupano della loro
collocazione in Italia.
I bambini Rom, invece, sono sfruttati dalle stesse famiglie
che, spesso, li “scambiano” fra loro.
Accade frequentemente, infatti, che la famiglia di un
bambino più volte fermato dalla Polizia, lo rapisca per
“affidarlo” ad una comunità di un’altra città, in cambio di
un altro minore. In tal modo, è facile perdere le tracce del
bambino ed eludere gli interventi delle Istituzioni.
I minori per i nomadi, sono una fonte inesauribile di
guadagno.
Si calcola che l’attività di accattonaggio può portare ad un
guadagno anche di 100 euro giornalieri, che possono
lievitare se i bambini vengono impiegati in attività
criminali come piccoli furti o borseggi.
Numerose sono le iniziative in proposito del Dipartimento
della Pubblica Sicurezza per la prevenzione dello
sfruttamento del lavoro minorile ed, in particolare,
dell’accattonaggio, anche in sinergia con la Polizia
Municipale ed i Servizi Sociali.
In molte città, ad esempio, vengono svolte, in
collaborazione con le Amministrazioni locali, delle campagne
per prevenire la dispersione scolastica.

Diffuso in tutta Italia è il progetto “Il poliziotto un
amico in più” che si propone, nell’ambito del più ampio
programma di Polizia di prossimità, di avvicinare i bambini
e diffondere
una cultura della legalità.
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