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L’ accattonaggio

 

 

Un’altra tipologia di reato con cui si deve confrontare la Polizia di Stato (per  saperne di più clicca su Chi Siamo) è quella dell’accattonaggio.

 

Nuovi strumenti per combattere il fenomeno sono quelli previsti dalla recente legge 11 agosto 2003 n. 228 “Misure contro la tratta di persone” che ha innovato il reato previsto dall’articolo 600 c.p.. (Per saperne di più clicca qui)

La maggior parte dei bambini coinvolti nell’accattonaggio appartiene a comunità di nomadi Rom di origine slava, per lo più stanziali sul nostro territorio. Accanto a questi, in percentuale minore, ma tendenzialmente crescente per via dei flussi migratori clandestini, si registra l’impiego di bimbi marocchini, rumeni e albanesi, specialmente nel nord Italia.

A differenza dei nomadi Rom, i minorenni di etnia albanese e rumena vengono “affidati” dalle proprie famiglie ad organizzazioni criminali, per lo più di origine balcanica che si occupano della loro collocazione in Italia.

I margini di guadagno stimati sono di un certo rilievo, considerato che l'attività di accattonaggio può rendere all’organizzazione criminale una cifra che si aggira intorno ai 100 euro al giorno.

Attività delittuose connesse al fenomeno sono i piccoli furti, lo spaccio di stupefacenti e lo sfruttamento sessuale: ne sono vittime quasi sempre minori di nazionalità straniera, spesso costretti a delinquere sotto la minaccia di percosse e di fatto ridotti in condizioni di schiavitù.

L’azione di repressione contro gli sfruttatori non sempre si rivela adeguata: l’inserimento dei minori in comunità, case di accoglienza e istituti minorili è reso difficoltoso dalla carenza di strutture e dall’ostilità  delle famiglie di origine dei ragazzi, nonché di questi ultimi, restii ad adattarsi ad una vita regolata e organizzata, pronti ad allontanarsi dai luoghi di ricovero.

 

In molti casi in cui i ragazzi sono stati rintracciati dalle Forze di polizia, i familiari sono riusciti ad ottenerne l’affidamento dai servizi sociali. E’ emerso che spesso proprio i familiari avevano favorito la fuga dagli istituti di accoglienza.

 

Inoltre, il c.d. rimpatrio assistito dei minori stranieri non accompagnati presenti sul nostro territorio evidenzia problemi anche per il difficile accertamento della loro cittadinanza.

Le iniziative del Dipartimento della Pubblica Sicurezza per la prevenzione e la repressione delle manifestazioni di sfruttamento del lavoro minorile, tra cui appunto l’accattonaggio, rientrano nell’ampio quadro degli interventi adottati per affrontare con criteri specialistici le multiformi problematiche che riguardano i minori.

Con riferimento alla tutela di quelli impiegati nell’attività di accattonaggio, sono state impartite ai Questori disposizioni specifiche sollecitando anche la programmazione di servizi di prevenzione e repressione, nonché una relazione periodica sulle dimensioni del fenomeno, sulle iniziative attuate e sui risultati conseguiti.

Tali direttive sono state rinnovate il 14 febbraio 2003 con la circolare nr. 123/A3-3/130/3/52/2003 nella quale è stata, tra l’altro, ribadita l’opportunità di intraprendere ulteriori collaborazioni con le altre Forze di polizia, con la Polizia Municipale e con i Servizi Sociali, al fine di definire gli interventi più adeguati per arginare il fenomeno.

Infine, il 29 dicembre 2003, è stata diramata una ulteriore circolare alle Autorità provinciali di Pubblica Sicurezza per una puntuale applicazione delle nuove norme previste dalla legge 11 agosto 2003 n.228, in materia di sfruttamento dei minori per accattonaggio.

In particolare, la circolare formula direttive per una corretta e coordinata azione di prevenzione e repressione del fenomeno, strettamente correlato al coinvolgimento dei minori in attività illecite da parte di gruppi criminali, prevalentemente di origine straniera.

Grande attenzione è stata rivolta ai minorenni stranieri non accompagnati e facili vittime di abusi e sfruttamento. In tale ambito è di attualità il “Protocollo di collaborazione tra il Governo della Romania e il Consiglio locale del III Distretto di Bucarest e la Prefettura e il Comune di Torino, relativo al rimpatrio dei minori rumeni vittime di sfruttamento”, firmato il 19 giugno 2003.

Gli obiettivi generali del protocollo sono:

  • facilitare le relazioni, lo scambio di informazioni e la collaborazione tra le parti firmatarie,

  • assicurare il rimpatrio assistito ed il reinserimento nelle famiglie di origine,

  • garantire il supporto dei servizi dedicati alla protezione del bambino, nel caso in cui il reinserimento nella famiglia d’origine non sia possibile nell’immediato.

Nella tabella che segue sono riepilogati i dati disponibili, relativi all'anno 2003, ripartiti per regione e per provincia, a seconda della località in cui è stata registrata la violazione.

Accattonaggio_2003

 

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